Origini e storia degli Amici del Cuore

In un giorno ormai lontano, nella primavera del 1978, un gruppo di persone si riunì presso lo studio del notaio Oscar Sandrinelli per fondare un’associazione che doveva avere come fine il supporto della cardiologia triestina. Un obiettivo nobile ed un’idea sorta dalle menti brillanti del professor Fulvio Camerini, del cardiochirurgo Lucio Parenzan, del dottor Bruno Branchini e di altre personalità mediche di spicco della città verso la fine degli anni ’70.

L'ideatore del progetto, di cui fu sempre motore e anima, era  il commendator Primo Rovis, che per 36 lunghi anni ha ricoperto la carica di presidente dell'Associazione.

La nascita ed il successivo sviluppo del sodalizio hanno rappresentato per Trieste e per i  cittadini affetti da patologie cardiovascolari un fondamentale ed insostituibile sostegno sotto svariate forme: dall’acquisto di macchinari sempre più all’avanguardia per i reparti ospedalieri del territorio all’aggiornamento costante dei medici, alla promozione di uno stile di vita sano ed equilibrato.

Dal 1985 abbiamo abilitato oltre 4.000 concittadini all'intervento in caso di arresto cardiaco, fornendo, nei corsi organizzati presso scuole, aziende private, enti pubblici, Polizia di stato, Carabinieri, Capitaneria di porto, Guardia di finanza ed Esercito, le nozioni per agire prontamente nel caso in cui un amico, un collega o persino un passante venga colpito da infarto.

Sono state distribuite borse di studio per i medici neolaureati che hanno prestato servizio presso la Cardiologia, la Cardiochirurgia, il Centro Cardiovascolare ed il Burlo Garofolo, senza dimenticare l’opera meritoria della nostra Unità Mobile, che settimanalmente, nelle principali arterie della città, è impegnata nella misurazione di pressione, colesterolo e glicemia.

Elencare tutti gli acquisti effettuati in quasi quattro decenni di attività è impossibile ma ci piace ricordare quello effettuato nel 1985, anche grazie al supporto del quotidiano locale, riguardante un sistema per l’acquisizione e l’elaborazione dei dati di Medicina Nucleare, o ancora, l’anno successivo, l’ecocardiografo bidimensionale con modulo doppler, e poi le numerose apparecchiature per l’attivazione di una Sala Radiologica dedicata ai pace-maker, o l’ecodoppler di ultima generazione (nel 1993) con cinque trasduttori.

E come non menzionare il contributo personale di Primo Rovis, alla fine degli anni ’80, per la ristrutturazione della Cardiochirurgia, e ancora altri due ecodoppler per indagini cardiologiche e vascolari di metà anni ’90, e più recentemente l’avveniristico sistema che permette di misurare l’ossigenazione del cervello e l’eventuale generazione di microemboli (2007) oppure il sistema ecocardiografico per l’Ultrasonografia non invasiva del Maggiore (2009).

Gli ultimi acquisti hanno riguardato un ecocardiografo per la Struttura Complessa di Cardiochirurgia e un ecografo doppler avanzato per quella di Chirurgia Vascolare.

Un’opera capillare, per la quale abbiamo lavorato (e talvolta combattuto…) in prima linea.

Un lavoro che ci ha economicamente impegnato, dalla nostra costituzione, per oltre 7 miliardi di lire e più di 2 milioni di euro, e che ci fa guardare al futuro con altrettanta programmazione e con identico spirito di sacrificio.

E’ questo il testamento morale che ci ha lasciato il nostro storico presidente, Primo Rovis, che è mancato l’8 aprile 2014. Un insegnamento che ci spinge a proseguire nella stessa direzione tracciata dal Commendatore in quella lontana primavera del 1978…

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