Il “Lockdown” ed i gesti di affetto attraverso un'interessante mostra fotografica

 

Si intitola “Lockdown” la prima mostra inaugurata da Agnes Budai, fotografa ed autrice di origine ungherese che da oltre vent’anni vive in Italia, impegnata al centro Cardiovascolare dell’Ospedale Maggiore di Trieste. Un lavoro intenso durato circa sei mesi e votato alla riscoperta dei gesti delle mani, oggi viste come un veicolo di pericolo, un divieto che nasconde un’espressività autentica volta al contatto, alla collaborazione, al creare ponti piuttosto che alla solidarietà.

12 le foto che cercano con un limpido successo di trasmettere un messaggio ottimista, svelando il vero valore delle mani capaci nei gesti di comunicare in più di molte parole.

L’opera, che ha visto la partecipazione di 11 persone, è accompagnata dalla poesia in versi di Agnes Budai che rende omaggio alla lingua italiana per la sua ricchezza ed espressività.

“La passione per l’arte nasce in Ungheria durante gli anni passati al liceo artistico - racconta l’autrice - a vent’anni mi ritrovo a Parigi grazie ad una borsa di studio e lì scopro la fotografia e la scrittura che ho portato con me anche a Trieste nell’Accademia Fotografica triestina diretta da Enrico Scaglia”.

“Lockdown” non vuole essere una rappresentazione della sofferenza ma un momento di ricerca e ritorno alla vita e all’ottimismo: “Ho studiato i gesti e le armonie dalle quali arriva un messaggio di speranza. Nelle mie fotografie, ispirate anche dalle Mani di burattinaio dell’artista Udinese Tina Modotti, ho cercato di mettere in luce il valore del lavoro, della responsabilità genitoriale, della solidarietà. Affidare un messaggio ad un gesto è più complicato rispetto ad un volto, ho cercato di riprodurre la genuinità libera dai pregiudizi; oggi non ci si può neanche salutare con la mano e pur rimanendo estremamente attenti dobbiamo riscoprire queste abitudini”.

La mostra è ora esposta permanentemente al Centro Cardiovascolare del Maggiore e una volta superata la fase emergenziale aprirà le porte al pubblico esterno. “Sono stata contenta di fare questa mostra cercando di dare un messaggio positivo in un periodo difficile e impregnato di sconforto; nel mio lavoro da infermiera aiutare gli altri è anche aiutare se stessi ed una carezza, una mano sulla spalla o prendere una mano sono gesti che fanno del bene”.