Si è svolta ieri pomeriggio, al circolo della Stampa in corso Italia 13, l'assemblea annuale degli Amici del Cuore, la storica realtà triestina che da 45 anni si occupa di prevenzione e sostegno ai principali reparti della Cardiologia giuliana. Un'associazione nata nel 1978 dalla lungimirante visione del commendator Primo Rovis, di cui, fra pochi mesi, ricorrerà il decennale della morte, e portata avanti magistralmente, dal 2014, da Rodolfo Edera, che ha saputo garantire continuità e innovazione.

Dopo la relazione del presidente, con le risultanze finanziarie dell'ultimo esercizio, è stato approvato all'unanimità il bilancio. “In tema di consuntivi - ha spiegato Edera - è quasi superfluo ricordare il nostro continuo sostegno all’attività dei reparti della cardiologia e cardiochirurgia triestina, guidati dal professor Sinagra, dal dottor Di Lenarda e dal dottor Mazzaro. Grazie alle quote associative, alle donazioni e ai lasciti testamentari dei nostri concittadini abbiamo investito nell’acquisto di attrezzature e nella formazione dei giovani laureati per concorrere a cure puntuali, efficienti, efficaci. Parallelamente, in un contesto in cui la nostra Unità mobile dopo la pandemia è tornata ad essere punto di riferimento per la popolazione, abbiamo contribuito a tenere alta l’attenzione sulla prevenzione, con iniziative volte a sensibilizzare sull’importanza di mantenersi in salute con stili di vita adeguati”.

Proprio il rapporto con la cittadinanza è uno dei punti forti degli Amici del Cuore, che hanno organizzato vari eventi, nel corso dell'anno, per diffondere le nozioni di base per saper intervenire in caso di arresto cardiaco e salvare vite umane.

In 45 anni di storia sono milioni gli euro spesi per acquisti di apparecchiature e diverse migliaia le persone abilitate al pronto intervento grazie ai corsi dell'Associazione, che per il 2024 intende spingere l’acceleratore nei confronti delle giovani generazioni con messaggi semplici e al tempo stesso coinvolgenti e convincenti, per far capire come salute e benessere dipendano in larga misura da comportamenti e abitudini quotidiane. E' partendo dall'educazione dei ragazzi, anche in ambito cardiovascolare, che si può costruire una società maggiormente in salute.