Come curare le cardiopatie infantili?

Giornata Mondiale delle Cardiopatie congenite

L'incontro è fissato per martedì 30 ottobre, alle ore 17, al Circolo della Stampa

“Piccoli cuori crescono”: come curare le cardiopatie infantili dalla nascita all'età adulta

Martedì 30 ottobre, alle ore 17, al Circolo della Stampa in corso Italia, si parlerà di bambini e cardiopatie congenite.

L’iniziativa, ad ingresso libero, fa parte del ciclo di incontri organizzato dagli Amici del Cuore ed il Circolo stesso, per sollecitare la popolazione sulla prevenzione delle patologie cardiologiche. Il tema sarà trattato dal professor Egidio Barbi, direttore della Clinica Pediatrica del Burlo Garofolo, dal dottor Giorgio Faganello, responsabile dell'Ambulatorio GUCH del Centro Cardiovascolare e dalla dott.ssa Biancamaria D’Agata Mottolese, responsabile della struttura semplice di Cardiologia dell'ospedale infantile di via dell'Istria. E proprio con i cardiologi che affiancheranno il professor Barbi nell’incontro con il pubblico abbiamo voluto introdurre il tema.
Le patologie cardiache possono svilupparsi nell’età adulta, ma anche essere presenti al momento della nascita. Con quale frequenza e con quali conseguenze?
“L’incidenza nei neonati è di circa il 6-8 per mille ed in passato questi pazienti erano considerati complessi, quasi aneddotici, e venivano seguiti in pochi centri di riferimento”.

Come si presenta una cardiopatia congenita?

“Si tratta di un’anormalità della struttura cardiaca o dei grandi vasi che, presente al momento della nascita, può avere un’espressione clinica più o meno rilevante nel tempo”.
Oggi però dovrebbe essere più semplice monitorare l’eventuale evoluzione della malattia, ed è sicuramente più ampio il ventaglio di cure possibili.
“In realtà nella pratica clinica è più frequente imbattersi in questa tipologia di pazienti, ma a seguito di continue innovazioni tecnico/diagnostiche e terapeutiche, è stato stimato che circa l’85 per cento di essi è in grado di raggiungere l’età adulta”.
E’ aumentata anche l’interazione tra le strutture che seguono questi pazienti nel loro percorso dall’infanzia all’adolescenza ed oltre?
“Certamente. Sulla base di esperienze e di modelli consolidati in altri Stati, come Canada e Regno Unito, la presa in carico del paziente affetto da cardiopatia congenita deve essere multidisciplinare e va comunque affidata a professionisti sensibilizzati e dedicati in modo specifico a questa materia”.
C'è qualche aspetto che ogni medico deve tenere bene a mente nel trattamento di questi bambini?
“Certamente, ed è quello psicologico. Molto spesso questi piccoli devono trascorrere una parte consistente dei primi anni di vita in ospedale, e per questo la figura del medico diventa prioritaria non solo da un punto di vista scientifico ma anche e soprattutto sotto l'aspetto umano. Diventiamo i loro compagni di viaggio, le loro figure di riferimento, e per tale motivo è importante che si instauri un rapporto di fiducia e che lo specialista, per quanto possibile, rimanga sempre lo stesso”.